BrianzaFinanza è stata una serata privata pensata per una ristretta cerchia di professionisti accomunati da una stessa visione: investire in strumenti finanziari come fonte di reddito secondaria. Un incontro intimo, ospitato a casa mia, nato come spin-off di una chiacchierata con il mio amico Dott. Simone Sottocorno, Psicoterapeuta e Manager in ambito sanitario, e trasformato poi in un vero appuntamento culinario a tema finanza.
Per l’occasione ho creato un menù di sette portate, ognuna dedicata a un concetto dei mercati finanziari: dall’apertura delle borse alla volatilità, dalla diversificazione alle logiche dei dividendi. BrianzaFinanza è un percorso studiato per raccontare il mondo degli investimenti attraverso sapori, consistenze e metafore gastronomiche. Ospite della serata il Dott. Antonio Amendola, autore e gestore di fondi, segnalato nella lista Forbes U30 2022, che ha condiviso opinioni, consigli e letture professionali con grande disponibilità, dando alla cena un taglio ancora più tecnico e stimolante.
La creazione
Per me è stato — ed è sempre — estremamente stimolante creare menù come questi, in cui ogni piatto nasce da un tema distante dalla cucina e richiede fantasia, interpretazione e pensiero fuori dagli schemi. In queste situazioni il mio compito non è più solo cucinare bene: diventa quello di costruire un racconto da scoprire piatto dopo piatto. Gli ospiti non ricevono un menù in anticipo, ma vivono la sorpresa al momento del servizio, aggiungendo al piacere della tavola un vero elemento di intrattenimento. E vista l’eccezionalità dell’evento abbiamo voluto documentare la serata attraverso la lente di un professionista, Enrico Casiraghi, autore degli scatti di questo racconto.
Il menù
Penny stocks in OTC – La serata, è iniziata con due finger food serviti in piedi, metafora del mercato secondario dove si muovono le penny stock: piccole, spesso sottovalutate, ma dal potenziale sorprendente. Ho scelto due assaggi che rispecchiassero questa idea attraverso abbinamenti inusuali e immediati. Il primo era un cestino di pasta fillo con mousse di piselli alla lavanda, morbida e profumata. Il secondo, una purea di zucca arricchita da gelatina allo zenzero, ottenuta dall’acqua di colatura della zucca stessa, cotta al forno e tirata con colla di pesce. Il tutto accompagnato da un calice di spumante secco di Asti, ideale per rompere il ghiaccio attorno al bancone della cucina prima di sederci al nostro “mercato ufficiale”.
Campanella di Tokyo – Come il mercato giapponese, primo a inaugurare la giornata finanziaria, questo antipasto apriva ufficialmente la nostra cena al tavolo. L’idea era evocare il momento della campanella, quel gesto che dà il via agli scambi e cattura l’attenzione di tutti. Al centro del piatto, una tartare di branzino condita con olio e semi di sesamo e arricchita da sottili fogli di aglio selvatico, un richiamo diretto alle note fresche e pulite della cucina giapponese. Sul fondo, una spolverata di matcha e gelatina allo yuzu aggiungevano acidità e colore. A completare la metafora, una pennellata di nero di seppia: un segno grafico che richiama l’inchiostro delle antiche pergamene, come se il piatto stesso fosse il primo tratto della nostra seduta gastronomico-finanziaria.
Volatilità e candele – Per rappresentare la volatilità, ho giocato su un doppio significato. La base del piatto era composta da ziti interi, cotti e poi tagliati a lunghezze diverse, disposti su carta da forno per ricreare il movimento irregolare di un grafico a candele. Li ho quindi gratinati con una spolverata di Parmigiano, così da ottenere una superficie croccante e ancora più instabile, proprio come un mercato che non smette di oscillare.
A completare il gioco, un ragù di volatili, anatra, pollo e quaglie (qui trovi come l’ho preparato), che richiama in modo diretto la volatilità stessa. Il tutto arricchito da pelle di pollo croccante, ultimo guizzo imprevedibile, come un picco improvviso sul grafico.
Diversificazione bovina – Per rappresentare la diversificazione di un portafoglio ben strutturato, ho scelto un solo animale, lavorandolo in cinque forme diverse: crudo, scottato, stracotto, estratto e fuso.
Ho aperto il piatto con una piccola tartare, essenziale e immediata, affiancata dal cuore marinato al gin e ginepro, poi grigliato e servito a tranci, in una sorta di tagliata intensa e profonda. Per dare struttura, un fondo concentrato e ricco di collagene, ridotto lentamente fino a diventare quasi uno sciroppo scuro.
A seguire, una crocchetta di manzo stracotto, impastata con pane e maggiorana per aggiungere un elemento comfort e rotondo. E infine il purè di patate, mantecato non con burro ma con grasso di manzo arrosto, così da chiudere il cerchio con un richiamo aromatico che tiene insieme tutti i componenti.
Un’unica materia prima, cinque approcci: come osservare lo stesso asset attraversare cicli, forme e rendimenti diversi.
Immissione di liquidità – Per prepararci alla fase finale della “seduta”, serviva un gesto semplice e confortante: un’immissione di liquidità capace di portare calma, calore e un po’ di leggerezza. Ho preparato un brodo di manzo arricchito con porcini e tartufo nero, servito nel bicchiere, come un drink caldo da sorseggiare lentamente.
Sul bordo ho passato un velo di grasso di manzo, che iniziava a sciogliersi non appena il brodo toccava il vetro, mentre un lato del bicchiere è stato “sporcato” con sale al sedano. Invitavo gli ospiti a bere proprio da lì: un primo impatto sapido e balsamico, subito temperato dalla rotondità del brodo.
Un gesto piccolo, ma simbolico: la liquidità che entra e rimette tutto in equilibrio.
Dividendo in due tranches – Per giocare con l’idea di un saldo diviso in due momenti, ho servito un piccolo “acconto” prima del dessert vero e proprio: una spuma al karkadè e vaniglia, morbida e profumata, accompagnata da un cucchiaino di sciroppo d’acero.
Un gesto semplice e minimale, pensato per essere assaggiato in un attimo, ma che annuncia l’arrivo del saldo finale — la portata conclusiva della serata.
Il saldo, quello vero, è arrivato con una cheesecake al cioccolato: densa, elegante, decisiva quanto la chiusura di una posizione in utile. L’ho servita con un caramello mou al rum, profondo e avvolgente, che aggiunge una nota calda e leggermente alcolica, quasi fosse l’ultimo brindisi della giornata.
Accanto, una banana passata al cannello come una crème brûlée, la superficie croccante e dorata, finita con una spolverata di garam masala: un tocco aromatico che sorprende e bilancia la dolcezza, lasciando un finale lungo e speziato.Un saldo pieno, soddisfacente, e un modo elegante per chiudere la nostra “seduta dei mercati” a tavola.
La serata BrianzaFinanza si è conclusa con lo stesso spirito con cui era iniziata: curiosità, confronto e una piacevole dose di gioco tra cucina e mercati. Vedere come ogni piatto riuscisse a generare conversazioni, sorrisi e intuizioni è stato, per me, la conferma più chiara della riuscita dell’evento. E i feedback ricevuti nei giorni successivi — entusiasti, divertiti, sinceri — hanno aggiunto l’ultimo tassello a un progetto nato quasi per caso e diventato, in poche ore, una delle esperienze più stimolanti dell’anno.
Proprio grazie a questa energia, e alla richiesta spontanea degli ospiti di ripetere l’esperienza, posso già anticipare che ci sarà un seguito. Nuovi temi, nuovi piatti, nuove metafore e un altro modo per far dialogare mondi lontani attraverso il cibo.
Se hai in mente un tema particolare da trasformare in un menù su misura per la tua serata, o se vuoi partecipare alla prossima edizione di BrianzaFinanza, contattami: sarà in entrambi i casi qualcosa di unico e sorprendente!






























