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UOSE x Cartapani
Viaggio nel caffè
tra gusto e wellness

Milano ha ospitato un evento davvero particolare, nato dalla collaborazione tra Caffè Cartapani e UOSE, pensato per riunire imprenditori e dirigenti aziendali intorno a un tema inaspettato: il caffè come protagonista nei trattamenti di benessere. L’obiettivo era mostrare come un ingrediente quotidiano, familiare e aromatico potesse trasformarsi in una risorsa preziosa per la cura del corpo. E il risultato è stato un’esperienza multisensoriale, costruita su profumi, gusti, texture e rituali completamente dedicati al caffè Cartapani.

Il format

All’arrivo presso lo showroom Alea, gli ospiti sono stati accolti con una madeleine al caffè e un filtro aromatizzato al cardamomo e cannella: un modo delicato per introdurli al mood della serata, tra ospitalità e sorpresa. Subito dopo, si sono lasciati guidare attraverso una serie di trattamenti dedicati, utilizzando scrub, candele profumate, creme e saponi — tutti al caffè — scoprendo sulla pelle ciò che normalmente si percepisce solo nel gusto. Un percorso lento, avvolgente e sensoriale, pensato da UOSE per far emergere la parte più “wellness” del caffè.

La creazione

Per completare l’esperienza, ho preparato un buffet di aperitivo composto da cinque finger food salati, tutti ideati utilizzando il caffè come ingrediente chiave. È stata una sfida creativa affascinante: prendere qualcosa che associamo istintivamente al dolce e trasformarlo in un elemento capace di dialogare con sapori sapidi, acidità, grassezze e consistenze diverse. Ho lavorato con il caffè in tutte le sue forme — macinato, in chicchi, solubile — usandolo in marinature, infusioni e condimenti per creare contrasti puliti e abbinamenti armonici.

Il menù

Il primo finger food è stato un petto d’anatra marinato per due notti nel caffè macinato, una lavorazione lunga pensata per trasferire note amare e tostate senza coprire la carne. L’anatra è stata poi cotta in padella, partendo a freddo per far fondere lentamente il grasso della pelle e ottenere una rosolatura uniforme. Una volta raffreddata, l’ho tagliata a fette molto sottili e servita su un crostone di pane tostato, completato con zucchine crude marinate in olio extravergine, sale Maldon e una leggera spolverata di caffè in polvere. Un boccone che gioca sull’equilibrio tra grassezza, freschezza e tostatura, introducendo il caffè in modo elegante e non invasivo.

Il secondo assaggio era a base di salmone crudo, tagliato a fette sottili e lasciato in infusione per una notte nel caffè della moka, ben freddo. Un trattamento delicato, pensato più per profumare che per marcare il gusto, mantenendo intatta la dolcezza naturale del pesce. Al servizio, il salmone è stato adagiato su un crostino di pane in cassetta, appena tostato e rifinito con un velo di burro spalmato, che ne arrotonda il profilo. A completare, semi di sesamo nero, per aggiungere una nota tostata e un contrasto visivo netto. Un boccone pulito, essenziale, dove il caffè lavora in sottrazione e accompagna senza imporsi.

Il terzo finger food era una crema di fagioli neri e nachos, ispirata al mole messicano. I fagioli sono stati stufati lentamente con cumino e paprika affumicata, con una punta di chili a dare profondità e una leggera spinta piccante. Il caffè entra qui in modo più deciso, usato per diluire la crema e renderla morbida, estraendo una terrosità intensa che lega le spezie e ne prolunga il gusto. La crema veniva raccolta con triangoli di tortilla di mais, croccanti e neutri, pensati per fare da veicolo senza coprire il carattere del piatto.

Il quarto finger food aveva come protagonista un filetto di maiale arrostito, lasciato rosa al cuore. Una volta freddo, è stato tagliato a cubetti e servito in cestini di pasta fillo, per contrasto di consistenze. A completare il boccone, nocciole tostate e una maionese al caffè senza uova, dove il caffè solubile è stato utilizzato non solo come elemento aromatico, ma anche come emulsionante e stabilizzante, dando struttura alla salsa e chiudendo il piatto su note tostate e persistenti.

L’ultimo finger food era una torta salata in cui il caffè entrava in modo più delicato e profondo. Le carote, cotte intere con burro e caffè, venivano poi tagliate a misura regolare e disposte ordinatamente nella tortiera. A legarle, una base di uova e panna infusa a caldo con chicchi di caffè, capace di trasferire aroma senza amarezza. Una volta fredda, la torta veniva tagliata a quadrati e servita su pasta sfoglia cotta e porzionata, per aggiungere croccantezza e rendere il boccone pulito ed elegante.

Se hai in mente un tema particolare da trasformare in un menù su misura per la tua serata, contattami per creare insieme qualcosa di unico e sorprendente!